Nel giorgno del Signore celebriamo l’Eucarestia


Nel 1513, Michelangiolo Buonarroti completava gli affreschi nella Cappella Sistina. Nella magnifica scena della creazione, il dito datore di vita di Dio si protende quasi a toccare, ma non completamente, il dito proteso di Adamo non ancora eretto. ‘La liturgia‘, fa notare Robert Taft, ‘colma il vuoto rimasto tra quelle due dita’. E continua il medesimo autore: ‘Come nella metafora della Sistina è una mano creatrice, datrice di vita, salvatrice e redentrice, sempre tesa verso di noi, così la storia della salvezza è la storia delle nostre mani raggiunte ( o che si rifiutano di essere raggiunte) in una accoglienza mai finita e piena di gratitudine per quel dono. E non è questo infondo la liturgia? Naturalmente sto usando il termine «liturgia» nel senso ampio di Paolo, che comprende ciò che i Padri della Chiesa chiamavano l’intera oikonomia o commercium, quel continuo scambio salvatore tra Dio e noi, la scala di Giacobbe della storia della salvezza’.


La liturgia non è una cosa, ma un incontro di persone, la celebrazione è l’espressione di un rapporto vissuto con Dio e con gli altri in Cristo attraverso lo Spirito. Ed è proprio la forza dello Spirito che fa sì che liturgia non celebra un evento passato, ma una persona presente , che contiene per sempre tutto ciò che è ed è stato e tutto quello che ha fatto per noi.


Per questo la Chiesa può cantare l’antico inno latino: Iam pascha nostrum Christum est, paschalis idem victima: per questo la nostra vera pasqua è Cristo, è lui la vera vittima.


La nostra vera liturgia cristiana è proprio la vita di Cristo in noi, vita vissuta e celebrata: quando la Parola è predicata è Gesù che è predicato; quando l’acqua e l’olio sanano è Lui che risana; quando la parola di perdono riconcilia, è Lui che perdona!


In questa ottica ci pare si esprima la costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II allorché afferma che ‘mediante la liturgia  (‘ ) si attua l’opera della nostra redenzione. La liturgia contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della Chiesa’.


Ecco perché, ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado‘ (n. 7).


Ed ecco perché la liturgia è da considerare una forma insostituibile di educazione ed iniziazione alla fede. Scriveva Mons. Alceste Catella, presidente della Commissione episcopale per la liturgia, ‘la liturgia è una grandissima risorsa educativa, perché esprime sia la priorità e l’assolutezza del nostro rapporto con Dio, che cerca la relazione con noi uomini, sia l’altrettanto forte esigenza di una relazione sincera e profondo tra gli uomini, sotto forma di comunione e di dono reciproco (‘) Il valore educativo della liturgia si fa manifesto nella comunità che celebra il mistero della salvezza: essa fa memoria degli interventi di Dio nella storia del suo popolo per educarlo a vivere, nella libertà, la fedeltà all’Alleanza, in cui ogni uomo trova il senso ultimo della sua esistenza e la strada per conseguire la felicità’.


Momento unificante, formidabile, efficace nel riportare nel solco della Tradizione e della ‘verità’ della celebrazione le sempre insidiose deviazioni, i pressapochismi, i molti abusi frutto di presunzione e superficialità, è il Messale Romano.


Nella flusso incontenibile di tante proposte, tra l’assordante schermaglia di mille voci, il Messale Romano resta la sorgente viva a cui il popolo cristiano attinge la più genuina e la più santa Tradizione della Chiesa che prega e celebra il Suo Signore e Sposo, e con Lui, per Lui e in Lui  va nel mondo per servire l’uomo: lex orandi, lex credendi, lex vivendi , lex amandi!


La Chiesa, quando dettava le norme per preparare gli animi, disporre i luoghi, fissare i riti e scegliere i testi per la celebrazione dell’Eucaristia, ha perciò sempre considerato  come rivolto a se stessa l’ordine che Cristo Signore diede, allorché desiderando celebrare con i suoi discepoli  il banchetto pasquale, nel quale istituì il sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue, ordinò di preparare una sala grande e addobbata (Lc 22,12). (cfr. Ordinamento Generale del Messale Romano, Proemio, n. 1)


Crediamo che il Messale Romano offra al popolo cristiano una ‘sala grande e addobbata‘ per celebrare il banchetto pasquale.


Le stesse norme, stabilite in base alle decisioni del Concilio Ecumenico Vaticano II, come lo stesso nuovo Messale, sono prova di questa sollecitudine della Chiesa, della sua fede e del suo amore immutato verso il grande mistero eucaristico, e testimoniano la sua continua e ininterrotta tradizione, nonostante siano state introdotte alcune novità. (cfr. Ordinamento Generale del Messale Romano, Proemio, n. 1).


+ Carlo, vescovo