Festa in diocesi per la memoria liturgica di San Cerbone vescovo. Le celebrazioni hanno avuto avvio venerdì 9 ottobre con i primi vespri solenni e la Messa presieduta dal nostro vescovo Carlo. Il giorno dopo, sabato 10, la Messa solenne in cattedrale presieduta dal cardinale Sandri. Di seguito l’omelia e le foto della giornata.
L’omelia del cardinale Sandri
Eccellenza Reverendissima Monsignor Carlo Ciattini, Distinte autorità civili e militari, Rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e della comunità cittadina, Fratelli e sorelle nel Signore,
Desidero anzitutto rivolgere un sincero e cordiale ringraziamento a S. E. Mons. Carlo Ciattini per il cortese invito a condividere con questa Chiesa diocesana la gioia della solennità del suo Santo Patrono, San Cerbone.
Saluto con affetto tutti i sacerdoti e i diaconi, le religiose e religiosi e saluto tutti coloro che, in modi diversi, contribuiscono alla vita di questa città e di questa comunità ecclesiale. Un saluto particolare rivolgo a voi, carissimi fedeli di Massa Marittima e dell’intera Diocesi, che oggi vi raccogliete attorno all’Arca del vostro Patrono.
La Chiesa di Massa Marittima conserva con venerazione la memoria di San Cerbone e celebra nel suo Santo Patrono non soltanto una pagina gloriosa del passato, ma una presenza spirituale che ancora oggi interpella la nostra fede.
II Profeta Isaia ci ha ricordato: «Lo Spirito del Signore è sopra di me». E lo Spirito che consacra, che manda, che rende capaci di portare ai poveri una buona notizia, di fasciare le ferite, di annunciare libertà e consolazione.
Nel Vangelo Gesù riprende questa logica e la consegna ai suoi discepoli con parole semplicissime e radicali: «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo». E la lettera agli Ebrei ci indica il modo concreto con cui questa luce diventa vita: «Non dimenticate l’ospitalità» e ancora: «Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre».
Ecco il filo conduttore che possiamo riconoscere nella figura di San Cerbone: un uomo abitato dallo Spirito, capace di accogliere, di servire e di rimanere fedele a Cristo anche nei tempi difficili. Secondo la tradizione San Cerbone fu Vescovo di Populonia e fu un uomo profondamente radicato nella fede cristiana. La sua esistenza si svolse in un periodo drammatico, segnato da guerre, invasioni, e profonde trasformazioni politiche e sociali. Fu perseguitato e si rifugiò nell’isola d’Elba, dove morì nel 575 secondo la tradizione, rimanendo uomo di Dio vicino agli uomini.
San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi ricorda in modo particolare i suoi gesti di ospitalità, che dimostrano come Cerbone non viveva la fede come una realtà chiusa dentro le mura di una chiesa. La sua casa, il suo cuore ed il suo ministero erano aperti a chi aveva bisogno. Cerbone accolse i soldati ricercati dai Goti e li nascose mettendo a rischio la proprio sicurezza per salvare la loro vita. Così comprendiamo meglio le parole della Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l’ospitalità», perché l’ospitalità cristiana non consiste semplicemente nell’essere persone educate e disponibili, ma è qualcosa di più profondo: significa riconoscere nell’altro un fratello, soprattutto quando l’altro è fragile, perseguitato, impaurito, solo.
E torniamo alle parole di Gesù nel Vangelo: «voi siete la luce del mondo, voi siete la luce del mondo». E questa luce non esiste per essere nascosta. Gesù lo dice chiaramente: «Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio». San Cerbone ebbe una vita non senza difficoltà: fuggì, soffrì la persecuzione, conobbe l’insicurezza e la sofferenza. Ma non lasciò spegnere la lampada della fede ricevuta nel Battesimo.
Forse questo è uno dei messaggi più belli che il nostro Santo Patrono consegna alla chiesa di oggi: pur vivendo in tempi apparentemente non difficili siamo chiamati a vivere una fede luminosa. E nelle prove della vita che tutti viviamo, difficoltà spirituali, oscurità dell’anima che non fa trasparire il vero senso della vita, difficili relazioni familiari, difficoltà economiche, malattie, delusioni, incomprensioni e altro, non possiamo separarci da Cristo.
Per questo risuonano particolarmente appropriate le parole della Lettera agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre». Cambiano le condizioni sociali, cambiano le difficoltà della Chiesa e della società, ma Cristo rimane. E’ lui la roccia sulla quale San Cerbone costruì la propria vita, è lui la luce che il Santo ha ricevuto e trasmesso, è Cristo il motivo per cui possiamo guardare il futuro con serenità, con responsabilità e incrollabile speranza.
Questa festa perciò non è semplicemente una celebrazione del passato, ma è la festa di un Patrono che continua ad indicarci una strada, la strada dell’ accoglienza, della fedeltà, del coraggio, della carità concreta e della testimonianza.
San Cerbone venne dall’Africa e trovò nella nostra terra una nuova patria nella fede; dall’Africa all’Italia, da Populonia all’Elba, dalla sofferenza alla testimonianza. Il suo corpo tornò sul continente e fu sepolto presso il Golfo di Baratti. Ancora oggi quella piccola chiesa sul mare custodisce la memoria di questo legame tra il Santo, il mare, la terra e il popolo che lo venera. Le reliquie poi furono trasferite a Massa Marittima, dove sono custodite in questa Cattedrale. Il mare simbolo di separazione in San Cerbone diventò via di incontro.
Con Papa Vigilio che lo chiamò a Roma, manifestò la sua comunione con il Successore dell’Apostolo Pietro condividendo una prodigiosa celebrazione Eucaristica. San Cerbone è uomo di comunione con Dio, con la Chiesa, con la gente, in particolare, con quella che soffre.
Chiediamo a san Cerbone di insegnarci l’ospitalità del cuore, la fedeltà nella prova ed il coraggio della testimonianza, e che attraverso noi, almeno qualcuno possa ancora oggi incontrare la luce di Cristo: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
San Cerbone prega per questa Chiesa di Massa Marittima-Piombino, prega per il nostro Vescovo, per i sacerdoti e diaconi, per i consacrati e le consacrate, per le famiglie, per gli anziani e per i giovani, per questa città, per i poveri, per gli ammalati e per quanti sono nella prova.
E fa’ che, come te, anche noi, rivestiti di Cristo, possiamo essere nel nostro tempo sale della terra e luce del mondo. Amen
Le foto della giornata (galleria completa qui)














