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MESSAGGIO DEL VESCOVO CARLO AI TURISTI - ESTATE 2020   versione testuale

11 luglio 2020


«Un saluto a quanti visiteranno o trascorreranno un periodo di vacanza nelle nostre terre, e un grazie per l’apprezzamento e la preferenza che avete voluto dare ai nostri borghi, al  nostro mare e a alle nostre tradizioni.
Vi auguriamo di potervi ricreare, di poter assaporare la verità di quanto, in un particolare contesto non proprio vacanziero, diceva papa Francesco: «Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell’ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano» (DISCORSO, Ai delegati della Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori CISL, 28.VI.2017).
 
Una sana cultura dell’ozio, non come un non far niente, ma piuttosto un fermarsi da quelle quotidiane attività e affari della vita, da quel negotium che spesso totalizza la nostra esistenza, la disperde e ci rende smemorati, fino a tralasciare ciò che è necessario per ciò che è superfluo.
 
Spaziare oggi è un lusso. L’uomo spesso è come incanalato, quasi costretto a percorsi che lui non ha scelto o ha scelto nell’inganno del momento, spinto dalle necessità della vita o dall’illusione di agevoli scorciatoie che, mentre lo ingannano promettendogli «facili guadagni», guadagni senza fatica, lo impoveriscono e lo indeboliscono nella sua umanità. Un’economia che ha come rubato l’uomo a se stesso.  Il  lavoro solo per accumulare e consumare freneticamente, sintomo non equivoco del tentativo di voler colmare un vuoto relazionale ed affettivo, che ci lascia ancora più soli e depressi. L’ora et labora benedettino, come scrive Rocco Pezzimenti, «non è solo un motto o un ideale, è la vita stessa che deve incarnarsi in queste due parole», e incarnandosi produce effetti inimmaginabili.
La vacanza è un’occasione per fermarsi e riflettere; per riprogettare il nostro tempo; per riconsiderare la nostra vita;  per  recuperare una presenza, quella del Signore, e stare con Lui, ascoltarlo, perché la sua Parola ci liberi dalle inutili parole e così possiamo entrare in quel silenzio che è riposo, e ci rigenera e ci ricrea.
Non fare delle nostre vacanze l’ennesima abbuffata, ancora una volta incanalati e illusi da promesse insostenibili, ma trovare spazi nuovi, forse un poco faticosi, ma la fatica è sana quando è produttiva e voluta. Il riposo non è vero riposo se la regia di quei giorni di relax è in mano ad altri. Allora si ripetono i copioni degli altri giorni dell’anno, le stesse abbuffate, le stesse ammucchiate che ci disperdono sempre più.
 
La vacanza, invece, è un periodo di tempo privilegiato nel quale può essere più facile riprendere pieno possesso di se stessi, incontrare se stessi. Forse anche il tempo delle vacanze ha bisogno di essere riportato a quell’essenzialità, a quella verità che ha perduto: essere un tempo di libertà nel vestire, negli orari, nel muoversi, nel sostare e nello scegliere volta per volta, momento per momento. Non fare delle vacanze un tour de force cadenzato da orari, impegni, programmi che sono sempre causa di contrarietà, incomprensioni e bisticci estemporanei che ci riportano a quella frenesia di sempre e ripetono le stanchezze, i malumori e le  inquietudini della vita di ogni giorno. Rischieremmo di ritrovarci in un paesaggio diverso dove purtroppo si recita la commedia di sempre.
Ecco perché le vacanze «non devono essere viste come una semplice evasione, che impoverisce e disumanizza, ma come momenti qualificanti dell’esistenza stessa della persona. Interrompendo i ritmi quotidiani, che l’affaticano e la stancano fisicamente e spiritualmente, essa ha la possibilità di recuperare gli aspetti più profondi del vivere e dell’operare. […] Gli (all’uomo) è spontaneo allora considerare con occhi diversi la propria esistenza e quella degli altri: […] È un’esperienza, questa, che lo apre ad un’attenzione rinnovata verso le persone che gli sono vicino, a cominciare da quelle di famiglia» (GIOVANNI PAOLO II, Angelus, 21.VII.1996).
 
A tutti l’augurio di una gioiosa vacanza e l’invito a meditare quanto scrive  il grande e santo vescovo di Ippona, Agostino: « E gli uomoni se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi».
 
+ Carlo, vescovo
 
Nella festa di San Benedetto, 11 luglio 2020